Cambiamo Ossona esprime vicinanza e solidarietà a Giuseppe Pignatiello Sindaco di Castano Primo, in seguito alle minacce ricevute in seguito alla revoca dell'autorizzazione alla società sportiva che "copriva" e "mascherava", l'iniziativa neofascista.
Cambiamo Ossona ringrazia la giunta di Milano per aver vietato l'incontro nazionale dei neofascisti e riteniamo che la loro strategia di trovarsi a Castano come ripiego, a una settimana di distanza dalla festa della lega nord, lega nord che avrebbe partecipato con propri ospiti a questa iniziativa (apprendiamo dal programma diffuso da casapound).
Oggi apprendiamo dal settimanale locale settegiorni, che la assessora della lega nord di Ossona, vorrebbe querelare o Gilberto Rossi o Saverio Tommasi; dall'articolo non si comprende a chi si rivolge, anche perchè nel "post", "incriminato", del nostro capogruppo non ci sono riferimenti passibili di querela ma anzi, viene descritta la composizione della giunta Incontro e quali sono i "presunti" accordi elettorali; tra l'altro, citando le fonti che, e trascendiamo l'assurdo, perchè sono di una leghista ex collega del direttivo locale della lega.
Cambiamo Ossona, fa proprie le parole del coordinamento ANPI del Castanese e denuncia come il seme dell'odio e del fascismo, ahinoi, si sta sviluppando senza essere contrastato e anzi, viene fomentato da atteggiamenti, quanto meno, singolari.
Per questo, chiediamo una presa di posizione a favore della democrazia e del Sindaco Giuseppe Pignatiello, e contro il fascismo, da parte delle altre forze politiche ossonesi e in particolare al Sindaco di Ossona e ai consiglieri comunali tutti.
Cambiamo Ossona invita i democratici, antifascisi e attivisti per i diritti civili, ossonesi, a partecipare al presidio a Castano Primo, sabato 12 settembre alle h. 10 in Piazza Mazzini.
Nato a Milano il 24 gennaio 1921, avvocato, presidente nazionale dell'ANED e vice presidente nazionale dell'ANPI. Morto a Milano il 14 agosto 2015.
Il 10 giugno del '41, primo anniversario dell'entrata in guerra dell'Italia nel secondo conflitto mondiale, aveva ricevuto la nomina a sottotenente ed era stato subito spedito in Grecia. Dalla Grecia è spostato in Slovenia e in Croazia dove lo coglie, l'8 settembre 1943, l'annuncio dell'armistizio. Riesce a tornare in Italia e diventa così capo di una delle prime bande partigiane che si sono costituite in Val Brembana. Quando, nel gennaio del '44, riceve l'ordine di portarsi a Milano per poi, di lì, raggiungere la Valtellina, Maris (che ha assunto la falsa identità di Gianfranco Lanati), è arrestato, per delazione, alla stazione di Lecco. Comincia così la drammatica trafila tra il carcere di Lecco, le celle delle SS di Bergamo, quelle della GNR, quelle del carcere di S. Agata, quelle del carcere di San Vittore. Da Milano Maris-Lanati il 27 aprile 1944 è avviato al campo di concentramento di Fossoli (matricola 298), dove ha modo di conoscere, tra gli altri, Leopoldo Gasparotto e Teresio Olivelli. Alla fine del luglio 1944 il trasporto verso il campo di Bolzano è il preludio della deportazione, il 5 agosto, nel lager di Mauthausen, e poi in quello di Gusen, dove il deportato (matricola 82.394), riuscirà a sopravvivere alle privazioni e alle violenze. Il 5 maggio 1945 sarà liberato dai soldati americani. Rientrato in Italia a bordo di un'autolettiga di un comando militare italiano, Maris, superato il trauma, riprende gli studi e si laurea in Legge. Eserciterà la professione a Milano, sempre in prima fila nella difesa dei valori della Resistenza e nel ricordo del periodo tragico della deportazione. Senatore comunista per diverse legislature, è stato membro del Consiglio Superiore della Magistratura. Presiede l'Associazione Nazionale ex Deportati, è Vice presidente nazionale dell'ANPI, direttore dell'Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia, e presidente della Fondazione milanese "Memoria della Deportazione", da lui stesso creata.










